Il Nido di Seta: alla riscoperta delle origini

bozzoli gialli dei bachi da seta

A pochi chilometri dal Golfo di Squillace, a San Floro, nel 2014 è nata la Cooperativa Nido di Seta. Formata da tre giovani calabresi, l’azienda ha riscoperto l’antica tradizione serica di Catanzaro. Una realtà imprenditoriale unica in Italia che punta non solo alla valorizzazione delle risorse locali tra cui la seta e la ceramica di Squillace, ma promuove anche un turismo eco-esperienziale.

 

Faccio un tuffo nella mia infanzia. Sull’antica enciclopedia della nonna, leggo la storia affascinante di questo piccolo prodigio della natura, il baco.

A distanza di circa 25 anni, sono sorpresa quando scopro per caso che a San Floro, Domenico, Miriam e Giovanna hanno costituito la Cooperativa Nido di Seta per riprendere l’antica arte di lavorazione di questo pregiato tessuto. Infatti, il piccolo borgo catanzarese era un importante centro di produzione della seta greggia in passato.

La fase della tessitura era poi affidata ai bravissimi maestri setaioli di Catanzaro, noti anche a Lione, dove venivano chiamati per insegnare le loro tecniche. Per questo motivo, tra il 1300 e il 1700, il capoluogo calabrese è stato definito “capitale europea della seta”.

Curiosa di scoprire la mia terra, dopo il rientro da Tenerife, incontro Domenico, che sarà la mia guida in questo “viaggio della seta”. Sì scoprire, perché realmente non conosco cosa si nasconde dietro casa mia. Mi vergogno anche un po’ a confessarlo, ma è così.

“ Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi “ Marcel Proust Condividi il Tweet

Il mio tour parte dal Museo, inserito all’interno di un Castello del 1400, dove sono custoditi famosi damaschi catanzaresi, antichi abiti da sposa e telai a 4 licci.

Raggiungo la Cooperativa dopo circa 10 minuti di macchina, lungo un sentiero immerso nel cuore di una pineta. Qui, il silenzio è rotto solo dal frinire delle cicale.

il sentiero per arrivare al nido di seta

L’obiettivo della Cooperativa Nido di Seta non è solo quello di trasformare San Floro in un importante centro turistico, sia a livello nazionale che internazionale. La sfida è anche quella di far rimanere i giovani in Calabria.

nido di seta-welcome

Miriam, in questo video racconta che quando era piccola, sentiva dire che tutti andavano via perché non c’era nulla.

E’ possibile realizzare grandi cose, se guardiamo con nuovi occhi quelle che sono le nostre origini.

I ragazzi sono partiti da un terreno completamente abbandonato e sono riusciti a costruire qualcosa di unico e magico.

Le parole di Miriam a tratti mi emozionano. Percepisco l’amore che prova verso la nostra Calabria e verso Nido di Seta, che rappresenta la concretizzazione di un sogno.

Un sogno che si realizza grazie all’idea di Domenico di proseguire il progetto sperimentale avviato nel 1998 dal papà, Florino Vivino. L’ex sindaco di San Floro fece piantare circa 3500 piante di gelso di varietà Kocusò. Il suo scopo era quello di riscoprire l’arte di lavorazione della seta e sviluppare quindi l’economia locale.

A condividere l’idea di Domenico c’è Miriam. La ragazza, ex hostess di una compagnia aerea, dopo tanti anni vissuti all’estero sente il richiamo della sua Calabria. Al gruppo si aggiunge successivamente Giovanna, artista specializzata nella lavorazione della ceramica di Squillace.

I ragazzi, uniti dalla passione per la propria terra, prendono così in gestione l’intera area del gelseto, di proprietà comunale.  A distanza di due anni, i tre giovani riescono a sviluppare un’attività di successo, basata su un’agricoltura multifunzionale.

La Cooperativa infatti, ha affiancato alla gelsibachicoltura una serie di attività, valorizzando le risorse territoriali. Oltre alla preparazione di una gustosa confettura biologica di more, l’azienda ha lanciato una linea di gioielli. Questi pezzi unici e di grande valore, nascono dall’incontro tra la seta greggia e la ceramica di Squillace.

I ragazzi organizzano per i turisti anche delle visite guidate. Il tour prevede una serie di tappe tra cui il Museo, per passare poi alla visita dell’allevamento del baco ed assistere al processo di trattura fino alla degustazione di prodotti biologici.

Il mio viaggio della seta continua. Domenico mi racconta tutto il processo dalla schiusura delle uova fino alla trasformazione in farfalla. Ammiro incantata i piccoli bruchi che si arrampicano sui rami di ginestra prima di avvolgersi nei loro colorati bozzoli.

nido di seta-baco

nido di seta-bozzoli bianchi

Dopo il processo di trattura, cioè come dal bozzolo si estrae il filo, la seta è lavorata con antichi telai e tinta con prodotti naturali. Tra questi troviamo il papavero, la ginestra, la mora di gelso e la cipolla di Tropea.

nido di seta-tessuto

L’ultima tappa del mio tour è il punto ristoro, bellissimo angolo di relax immerso nel verde, sotto l’ampia chioma di un pino secolare.

il punto ristoro del nido di seta

I turisti possono assaggiare piatti tipici della tradizione calabrese, un’ottima confettura extra di more e il “moretto”.

A malincuore il mio emozionante viaggio della seta a San Floro è terminato.

Nido di Seta è una storia d’amore verso la nostra terra, la Calabria. Una terra senza futuro secondo alcuni e una terra ricchissima per altri.

E’ la storia di chi nei sogni ci crede; di chi ha coraggio, determinazione. Di chi “guarda con occhi nuovi e non cerca nuove terre”.

Se vuoi avere maggiori informazioni, visita il sito web della Cooperativa Nido di Seta.

  • Hai raccontato di una bella realtà, una di quelle del nostro Sud che dovrebbero essere raccontate più spesso, per far comprendere che sì, c’è molto disagio, ma c’è anche chi riesci a fare cose utili, belle, divertenti, che valorizzano il territorio. Anche se campana, per cui vicina, conosco molto poco la Calabria: ti seguirò volentieri!

    • Ciao Bruna, raccontare la Calabria di successo è il mio obiettivo e ai ragazzi di Nido di Seta ci sono molto affezionata. Sono riusciti a riprendere un’antica tradizione che ha portato Catanzaro ad essere definita “capitale europea della seta”. Credo che queste cose debbano essere portate a conoscenza di tutti.
      Anch’io conosco molto poco la tua regione e spero di scoprirla prima o poi. Grazie mille per essere passata da qui ☺️

  • Bellissima storia, adoro la riscoperta delle nostre radici, soprattutto quando nuova linfa arriva dai giovani.

    • Ciao Alessandra, sì è una bellissima storia. Questi ragazzi hanno dato vita ad un progetto unico e soprattutto stanno dando un valore aggiunto alla propria terra 😊