corso lingua greca di calabria

Seconda settimana di agosto. Esco di casa prima dell’alba, quando le luci rosate dell’aurora illuminano il cielo di Soverato. Vedo sorgere il sole dal finestrino di una lettorina anni ‘50 che va come il vento sulla costa ionica.

Scendo alla stazione di Locri, aspetto una mezz’oretta e riprendo un’altra lettorina. Osservo da un lato le piante di agave americana adagiate dolcemente ai lati della ferrovia e dall’altro le montagne color borotalco dei calanchi di Palizzi. Arrivo a Condofuri, piccolo centro ellenofono della Valle dell’Amendolea. Qui, per una settimana mi ritrovo in una piccola comunità fatta di calabresi, polacchi, greci e salentini. Sì, salentini, perché anche in Puglia si parla il “griko”, simile al greco calabrese.

Tutte queste persone hanno deciso di essere curiose, andare alla ricerca delle proprie radici e cercare di recuperare la lingua greca di Calabria. C’è chi per la prima volta ascolta questo idioma millenario, come me, e chi invece lo parla fin da bambina, come Maria Olimpia. E poi ci sono anche loro, le creature più belle, i bambini, che invece di andare al mare e giocare con paletta e secchiello, sono lì tutti insieme a cantare “Ela mu condà”, la canzone d’amore più bella scritta in greco di Calabria.

LA STORIA DELLA LINGUA GREKA DI CALABRIA

parlanti lingua greca di calabria

Parlanti di lingua greca di Calabria

Il greco di Calabria è una delle tre lingue minoritarie riconosciute nella nostra regione insieme all’occitano e all’arberëshe, rispettivamente parlati a Guardia Piemontese e a Civita. Tre idiomi che conservano un patrimonio storico e culturale inestimabile.

Il greco di sicuro era la lingua maggioritaria parlata durante il periodo della Magna Grecia, dall’VIII sec. a.C. fino al III sec. a.C e successivamente nel periodo bizantino, dal VI sec. d.C. all’XI sec. d.C.. Ma la la lingua dorica non è mai scomparsa, neanche durante la conquista romana, e a provarlo sono stati gli studi di Gerard Rohlfs. Il glottologo tedesco, a cui è stato dedicato il Museo della lingua Greco-Calabra di Bova, ha individuato l’esistenza di alcuni termini conservati nel greco di Calabria ma non nel greco medievale.

Oggi la lingua resiste solo in quattro comuni della provincia di Reggio: Gallicianò (unico paese interamente ellenofono), Roghudi, Bova e Bova Marina. I parlanti sono poche decine e per lo più ultrasettantenni: è questo il pericolo più grande, che questo immenso tesoro vada perduto nel giro di qualche decennio.

Purtroppo fino a 50 anni fa il greco di Calabria è stato visto come un fattore di isolamento e vergogna. Gli anziani l’hanno abbandonato per dare una chance ai loro figli di trovare lavoro imparando l’italiano.

Il destino di questo antico idioma cambia alla fine degli anni ’60 grazie soprattutto a Franco Mosino e Domenico Minuto, studioso della civiltà bizantina e della storia calabrese. Il professore del Liceo Classico “Tommaso Campanella” di Reggio Calabria entra in contatto con dei giovani studenti provenienti dall’area ellenofona scoprendo questo enorme patrimonio culturale. Piano piano i ragazzi comprendono la valenza della loro lingua e riscoprono l’identità greca fino a quando decidono di costituire nel 1970 “La Ionica”, un circolo formato dai parlanti dei vari centri grecanici.

La sensibilità verso il recupero del greco di Calabria porta alla costituzione di varie associazioni, scambi con la Grecia (anche a livello religioso), l’interesse delle università italiane e straniere fino al riconoscimento dell’idioma come lingua minoritaria nel 1999.

CHE COS’É TO DDOMADI GREKO

giovani associazione jalo tu vua bova

I giovani dell’Associazione Jalo Tu Vua di Bova Marina

“To ddomadi greco” che tradotto significa “la settimana greca” è una scuola estiva di lingua greca di Calabria. Il corso è suddiviso in tre livelli, principiante, intermedio e avanzato a cui sono affiancati dei workshop e le escursioni sul territorio grecanico.

È partito per la prima volta nel 2015 grazie alla collaborazione tra l’Associazione Jalo Tu Vua di Bova Marina e il GAL dell’area grecanica, impegnati nella trasmissione della lingua alle nuove generazioni e nel diffondere la conoscenza del patrimonio linguistico, storico e culturale dell’area ellenofona.

Il progetto è coordinato da Maria Olimpia Squillaci, una linguista di Bova che è cresciuta immersa nel mondo greco fin da quando era piccola, grazie al papà Tito.

Questa giovane ragazza di 30 anni ha studiato russo, rumeno e neogreco all’Orientale di Napoli. Dopo la laurea ha seguito un dottorato a Cambridge e al momento ha un incarico allo Smithsonian Institution Center for Folklife and Cultural Heritage di Washington per un progetto sul greko e sul griko (varianti calabrese e salentina). Ha lanciato anche un corso su Tribalingual, una piattaforma on line dove puoi scoprire lingue, culture e tradizioni molto rare. Tutto questo per amore della lingua, per far sì che non cada nell’oblio.

COSA SIGNIFICA PER ME “TO DDOMADI GREKO”

Frequentare questo corso intensivo di greco di Calabria significa proteggere e trasmettere con grande forza la memoria storica dei greci, dalla lingua alla cucina, dalle danze all’arte della tessitura e dell’intaglio del legno. Significa conoscere persone provenienti da tutta Europa. Significa ascoltare a orecchie tese gli anziani che parlano la lingua di Omero. Significa supportare gli appassionati ragazzi che potranno ricevere un sostegno economico per il lavoro che stanno svolgendo gratuitamente e rimanere quindi in Calabria. 

INFO PRATICHE PER PARTECIPARE AL CORSO DI LINGUA GRECA “TO DDOMADI GREKO”

Periodo: Tra la 1a e la 2a settimana di agosto

Dove: Condofuri Marina – Centro Giovanile Padre V. Rempicci

Durata: una settimana

Costo: 30 euro

Il programma del 2019 lo trovi qui

CONTATTI

IL PROGETTO DI RICERCA EUROPEO COLING

“To greco mas denni me ton cosmo” cioè “Il greko ci lega al mondo”. È questa la frase più bella che ho sentito pronunciare dai giovani dell’Associazione Jalò tu Vua.

Grazie al progetto europeo Coling, nove giovani, Eleonora, Danilo, Selene, Francesco Ventura, Gianlorenzo, Martina, Freedom, Giusy e Francesco Malafarina sono stati scelti per andare in Olanda, Messico e America. Hanno conosciuto altre minoranze linguistiche e hanno lavorato sul greco di Calabria realizzando del materiale didattico per i bambini.

Una piccola comunità calabrese che non resta chiusa in se stessa ma si apre al mondo, portando la propria esperienza all’estero, condividendo problemi comuni e trovando soluzioni tutti insieme, applicandole o riadattandole nelle realtà locali.

ADOTTA IL GRECO DI CALABRIA: SE MI PARLI VIVO

Per sostenere una scuola di greco calabrese ed evitare che la voce vivente della Magna Grecia non si spenga l’Associazione Jalo Tu Vua con il supporto del comune di Bova e il GAL dell’Area Grecanica ha lanciato una campagna di raccolta fondi “Adotta il greco di Calabria: se mi parli vivo”.

Il progetto comprende anche la realizzazione all’interno di un palazzo nobiliare di Bova de “La Casa della Filoxenia”. In questo spazio saranno raccolte le storie di chi è andato via, di chi ritorna e di chi arriva in questi luoghi per la prima volta; sarà creato un percorso esperienziale, saranno mappate le lingue minoritarie della Calabria e infine sarà creato un dizionario della Filoxenia, dove i ragazzi raccoglieranno tutte le definizioni di questo termine che riceveranno.

Se vuoi partecipare anche tu alla campagna di raccolta fondi e salvare una lingua con tremila anni di storia puoi cliccare qui sotto:

https://buonacausa.org/cause/se-mi-parli-vivo

Ringrazio Tito Squillaci, Maria Olimpia Squillaci e Freedom Pentimalli che mi hanno dato una grande mano per approfondire e  scrivere questo articolo.

Qui sotto trovi un breve video creato con gli spezzoni che ho registrato durante il corso di lingua. Premetto che non sono una videomaker ma ci tenevo a farti ascoltare un po’ di greco di Calabria.


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2 commenti
  1. Cannavò Alessandro
    Cannavò Alessandro dice:

    Bellissimo articolo. Sapere che giovani del Sud spendono le loro energie per mantenere vive le loro radici, li rende meritevoli di lode ed ammirazione. A mio modesto parere, un popolo che dimentica, o peggio ancora rinnega, le proprie origini, non avrà un grande futuro. Quello che, purtroppo, sta succedendo alla mia povera e martoriata Sicilia. Ciò che mi è piaciuto ancor di più, è stata la parte “personale”. Vedere sorgere il sole da dietro il finestrino di un treno è un’esperienza alla portata di tutti e, forse per questo, mai abbastanza apprezzata. La littorina…quante volte l’ho vista, dalle spiagge di Bianco, da Capo Spartivento, o correre accanto dalla statale…Io e mia moglie la chiamiamo “u trinittu ncazzatu”, il trenino arrabbiato, perché ogni volta lo sentiamo passare con i motori al massimo; ormai lo consideriamo non un insieme di bulloni e lamiere, ma un essere con un’anima; un essere che corre, ansima e lotta per non sfigurare nell’impari confronto con i blasonati Frecciargento della parte opposta della Calabria…Datemi pure del matto…Concludendo, cosa posso dire se non augurare il classico Ad Maiora Semper a tutti Voi?

    Rispondi
    • luigina
      luigina dice:

      Ciao Alessandro,
      grazie mille! Raccontare queste esperienze rientra nella mia mission. Non è vero che in Calabria non si fa nulla, qui ci sono tantissime persone che con grandi sacrifici portano avanti progetti molto interessanti. Tutto sta nell’essere curiosi.
      Vedere l’alba dal treno non credo abbia un prezzo. Siamo così talmente abituati a vedere le stesse cose che non siamo più in grado di percepire la magia che c’è dietro le cose più semplici.
      Semper 💪

      Rispondi

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