veduta del borgo di pentedattilo

Il fascino di Pentedattilo non ha incantato solo me. Nell’estate del 1847 anche Edward Lear, scrittore e viaggiatore inglese, noto per i suoi limerick si innamorò della Calabria e dei suoi paesaggi mozzafiato.

Lear, accompagnato dal suo amico John Proby, da una guida locale e da un asino, scoprì a piedi gli angoli più belli dell’area grecanica. Questa zona si estende ai piedi del Parco Nazionale dell’Aspromonte, dove ancora oggi gli anziani parlano il grecanico, una lingua appartenente alla minoranza linguistica greca.

Un viaggio che gli rimase nel cuore per la bellezza dei panorami e per l’ospitalità dei suoi abitanti, insita nel dna calabrese e che decise di raccontare nel suo libro “Diario di un viaggio a piedi”.

pentedattilo disegnato da edward lear

L’itinerario iniziò da Reggio Calabria e terminò nella stessa città, dopo aver attraversato circa 40 paesi dell’entroterra e della costa jonica, tra cui Pentedattilo.

IL SENTIERO DELL’INGLESE DI EDWARD LEAR

L’esperienza di Edward Lear ha ispirato la creazione del “sentiero dell’inglese”, uno dei sentieri di trekking più interessanti della Calabria. Un viaggio slow tra fiumare, giardini di bergamotto e piccoli borghi dove vive una comunità che parla ancora il greco di Calabria

Puoi seguire questo sentiero da solo oppure affidarti alla Cooperativa Naturaliter che si occupa di tutta la parte organizzativa.

Il trekking di 8 giorni parte dalla Località Prastarà di Masella nel comune di Montebello Jonico, dove è posta una stele dedicata ad Edward Lear e termina nel Borgo di Palizzi Superiore, toccando i centri più interessanti dell’area tra cui Pentedattilo, Bagaladi, Amendolea, Gallicianò, Bova, Roghudi Vecchio e Palizzi.

“L’apparire di Pentedattilo è perfettamente magico, e ripaga qualunque sacrificio fatto per raggiungerla. Selvagge sommità di pietra spuntano nell’aria, aride e chiaramente definite in forma (come dice il nome) di una mano gigantesca contro il cielo, le case di Pentedattilo sono incuneate all’interno delle spaccature e dei crepacci di questa piramide spaventosamente selvaggia, mentre tenebre e terrore covano sopra l’abisso attorno alla più strana abitazione umana.”  

Edward Lear